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Nuovi paradigmi urbani?

Quando si ragiona di spazio, sia in ambito pubblico che privato, sempre più ci si ritrova ad affrontare il tema del “verde”. Il passaggio da un argomento che garantisca il politicamente corretto ad un reale approccio progettuale si sta poco a poco (o forse rapidamente?) delineando nelle richieste delle committenze.
Questa evoluzione concettuale lascia trasparire un cambio di mentalità, secondo noi assimilabile ad un’evoluzione culturale, per cui l’impegno progettuale non debba più avere solo il mondo umano come output di riferimento.
Ci piace definire questa progettazione “policentrica” non in senso ambientale ma in un’accezione ampia, quasi olistica, che vada, semplificando, alla riscoperta di una nuova sensibilità green.
I temi progettuali si ampliano e vanno ad includere anche una definizione botanica dell’intervento, e con un po’ di fantasia potrebbe essere il preludio per una simpatica convivenza faunistica
Occorre sviluppare però, subito sul nascere di questa dinamica, la consapevolezza che il verde urbano o quello privato nulla hanno a che fare con la natura.
Connotazioni come “bosco” o “foresta” urbani non ci convincono; sono termini molto efficaci dal punto di vista comunicativo, ma trascurano il fatto che queste entità, se reali, sarebbero viste dalle popolazioni cittadine più come fastidi che come opportunità. Ma il verde resta essenziale e indispensabile!
Occorre quindi lavorare su nuove definizioni che contemplino le funzioni di “fruizione” e “manutenzione e questo ci conduce in ambito squisitamente progettuale.
Un’ipotesi potrebbe essere quella di ragionare non tanto su presenze di verde urbano autonomo rispetto ai tessuti urbanizzati (il bosco, la foresta, ecc.) ma su una presenza trasversale di aree naturalistiche fruibili, avendo come modello i “Corridoi verdi” con la strutturazione di percorsi interni alle città; percorsi per gli abitanti e non solo.
Questi spazi potrebbero avere diverse finalità, da quelle climatico-ambientali a quelle ludico-ricreative oltre alle logiche implicazioni naturalistiche.
Fare del verde e non della viabilità il tessuto connettivo delle città dovrebbe diventare un obiettivo condiviso e una pianificazione, che voglia dirsi attuale, dovrebbe fornire strumenti utili per questa finalità!
E come si trasforma tutto questo in qualcosa di concreto? Siamo pronti per prenderci cura dei nuovi habitat urbani? Perchè il compito spetta a ciascuno di noi.

Siamo pronti per prenderci cura dei nuovi habitat urbani?

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